Meridione e meridionalismo da Giovanni Verga a Davide Enia

Integrando il corso (VL 13352) sulla »Questione meridionale«, il seminario prevede l’approfondimento delle opere letterarie storicamente coinvolte nel discorso sul Mezzogiorno d’Italia. In un primo momento, campioni testuali di tipo sociologico (Franchetti-Sonnino, Gramsci), ci aiuteranno a collocare il nostro tema nel quadro storico più ampio dell’Unità d’Italia. In seguito cercheremo di capire in che modo, secondo quali sottintesi ideologici e con quali mezzi letterari, i “mali” del Mezzogiorno, soprattutto siciliano, si presentano in opere quali I malavoglia di Giovanni Verga e il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Senza escludere di guardare anche ad altri testi, tematicamente affini (per esempio, di Pirandello, Deledda, Sciascia o Saviano), il nostro percorso di lettura si concluderà nella più recente narrazione di Davide Enia, Appunti per un naufragio, in cui la problematica meridionale si incontra e converge con una diversa problematica quale le migrazioni nel mediterraneo.

Se le opere in questione si studieranno nella loro funzione di “documento”, allo stesso tempo occorrerà tenere conto della loro specifica dimensione letteraria, irriducibile al discorso sulla realtà. Inoltre, i testi saranno interrogati, non solo per come raffigurano le realtà naturali e sociali, ma anche per come hanno “creato” realtà, superando così una semplice funzione mimetica per diventare, a loro volta, dei fattori dinamici del discorso sociale sul Mezzogiorno d’Italia.

I partecipanti sono invitati a leggere, alternativamente, almeno uno dei tre testi chiave sopra indicati. La discussione seminariale si farà su base di estratti testuali messi a disposizione e da prepararsi di volta in volta secondo un programma dettagliato che sarà definito meglio, insieme alla bibliografia, a inizio del corso.


Questione meridionale: Storia letteraria di un’aporia dall’Unità a oggi

Nella loro inchiesta La Sicilia nel 1876, Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino, due liberali toscani, affrontano con coraggio un tema che sin da subito s’imponeva al progetto dell’Unità d’Italia come una minaccia: la “Questione meridionale” – il divario tra il Nord, integrato nei circuiti del progresso scientifico ed economico europeo, e il povero e malavitoso Sud, arretrato sul piano sia dei sistemi sociali che produttivi. Il male veniva da lontano. Come puntualizzato nell’Inchiesta, esso è il prodotto di secoli di abitudine al baronaggio, agli arbitri del sistema feudale, basato sugli interessi privati anziché collettivi. L’aspra verità era questa: il Mezzogiorno, terra bellissima, non aveva le risorse culturali per stare al passo con l’Italia. Governarlo era possibile – così il verdetto di Franchetti – solo »ad esclusione« degli stessi meridionali.

L'inchiesta diede stura a un’aspra e durevole controversia. Chi, come Franchetti, puntava sulla forza dello Stato per reprimere ogni malcostume. Chi invece, come Gaetano Salvemini, puntava a difendere il Mezzogiorno contro il nuovo Stato in quanto usurpatore, come già i romani, arabi, normanni e Borboni. A dinamizzare il dibattito interveniva, alla fine del secolo, la sempre più autorevole letteratura “realista” di matrice siciliana. Ritraendo »la vita qual è«, i vari Capuana, De Roberto e Verga, infatti, integravano il dibattito politico e sociologico con figure e storie vive, capaci di mediare ai lettori dell’Italia continentale un senso per la reale complessità dei problemi. Se da un lato le opere di Giovanni Verga fornivano dell’arretratezza del Mezzogiorno un ritratto impietoso, in linea con le tesi di Franchetti, dall’altro, essi aprivano alla prospettiva degli stessi abitanti del Sud. Acquisivano un diritto alla dignità cognitiva ai diseredati, agli esclusi dal progetto politico unitario – contadini, zolfatari, pescatori, banditi, ma anche i superstiti feudatari, scavalcati da una nuova classe di borghesi affaristi. D’ora in poi la letteratura, pur adempiendo a esigenze estetico-letterarie varianti, entrava a fare parte della discussione sul Mezzogiorno a titolo di “documento”.

In questo corso, la Questione Meridionale sarà studiata sul filo dei maggiori esempi della tradizione letteraria, soprattutto siciliana. Partendo da un quadro storico generale, illustrato sull’esempio di estratti dell’Inchiesta in Sicilia, ci volgeremo a opere variamente coinvolte nel rispettivo dibattito per coglierne alcuni dei problemi chiave – dai Malavoglia di Verga (1881), al Gattopardo di Lampedusa (1958) fino al più recente Appunti per un naufragio di Davide Enia (2014). In effetti, pur variando dal punto di vista formale, queste e altre opere, tematicamente incentrate sulla Sicilia, formano il correlativo letterario di un discorso sociale per certi versi rimasto invariato nel tempo: il Mezzogiorno vi assume senso metaforico di una terra storicamente - come si legge nel Gattopardo - »irredimibile«.


Pier Paolo Pasolini - Literatur und Liminalität


1950 verlässt Pier Paolo Pasolini unter turbulenten Umständen das ländliche Friaul, die Heimat seiner Mutter, und zieht nach Rom. Das neue Umfeld wirkt unmittelbar betörend. Insbesondere die Begegnung mit den Jugendlichen aus den borgate, mit ihrer Körperlichkeit, ihrer Sprache, ihrer moralischen Unvoreingenommenheit, erweisen sich für Pasolini als überwältigend. »Roma sanguinante di assolute novità« – so der euphorische Ausruf in einem Brief von 1950.

Die Erfahrung der Hauptstadt gleicht einer liminalen- oder Schwellenerfahrung: Pasolini begegnet hier einem Anderen, einem »innomabile«, das sich über herkömmliche Sprache zunächst nicht vermitteln lässt. Rom bildet in Pasolinis Karriere somit den Ausgangspunkt einer literarischen Suche, die ihn immer weiter weg von einer sentimentalen, introspektivischen Prosa, hin zu experimentelleren Formen des Erzählens, führen. In Ragazzi di Vita (1955) findet diese Suche zu ihrem ersten, vielleicht unübertroffenen Höhepunkt. Der in acht inhaltlich lose Episoden strukturierte Roman entspricht – entfernt – einer pikaresken Erzähltradition, über die Pasolini die Kapriolen und Gaunereien seiner Protagonisten, den borgatari Ricetto, Cacciotta, Piattoletta, literarisch stilisiert. Kernpunkt seiner damals sehr kontroversen Operation bestand darin, die Erzählungen ihren Protagonisten idealiter anzugleichen. Anders formuliert: In Ragazzi di Vita übersetzt Pasolini die persönliche Erfahrung eines soziologisch Anderen in eine Kunstsprache, welcher Versatzstücke der stark idiomatisierten Vulgärsprache und die »amoralische« Lebenseinstellung seiner Hauptfiguren zu Grunde liegen.

Ausgehend von Ragazzi di Vita sollen im Seminar Besonderheiten und Probleme der Narrativik Pasolinis, nicht zuletzt vor dem allgemeinen Hintergrund der italienischen Literatur der 50er Jahre, untersucht werden. Auch die ethische Dimension seiner Erzähltechnik (Ablehnung psychologischer Vertiefung, freie indirekte Rede, Stil- und Sprachmischung) soll, unter Mitberücksichtigung der teils empörten zeitgenössischen Reaktionen, diskutiert werden. Schließlich werden wir die experimentellen Verfahren des Romans auszugsweise vergleichen mit jenen späterer Erzählwerke (Alì dagli occhi azzurriTeorema), um somit die Entwicklung Pasolinis als Prosautor in den 60er Jahren, im Kontext von Kino und Wirtschaftsboom, nachzuvollziehen. Der Begriff des Liminalen soll dabei nicht mehr nur in Bezug auf die Erfahrung einer Außenwelt, sondern auch als eine literaturspezifische Erfahrung erfasst werden – als ein für Pasolini typisches Sich-Bewegen in Zwischen-, Übergangs-, Grenzräumen literarischer und künstlerischer Codes (zwischen Prosa und Dichtung; zwischen Prosa und Essayistik, zwischen Film und Literatur, etc.)


Masterseminar mit Begleitvorlesung

Der Begriff der Perspektive entstammt der Optik und bezeichnet die Wahrnehmung von Objekten im Raum durch einen Betrachter. In Ableitung davon kommt ihm in verschiedenen Künsten eine entscheidende Bedeutung zu. Das Seminar vergleicht unterschiedliche Ausprägungen von Perspektivierungen in den verschiedenen Medien und Kunstformen. Ausgehend von der Entwicklung der perspektivischen Darstellung in der Malerei werden verschiedene historische Ausprägungen erzählerischer Perspektivierung in der Literatur im Zentrum stehen. Neben der personalen Erzählperspektive werden die Möglichkeiten multiperspektivischer Erzählweisen etwa in Briefromanen und in modernen Erzähltexten diskutiert. Im Medium des Films schließlich kommen visuelle und erzählerische Perspektivierungen zusammen, was ebenfalls an konkreten Beispielen vorgestellt und analysiert werden soll.  


Das Feld der Gegenwartsliteratur – heute versteht man darunter meist die Literatur seit dem Ende des Ost/West-Konflikts 1990 – ist nicht leicht zu überschauen. Es zeigt gemeinsame Konjunkturen und Strömungen in den Gesellschaften der westlichen Welt, aber auch signifikante Unterschiede und nationale Eigenheiten. Das Masterseminar untersucht entsprechende parallele Tendenzen der Literaturen Italiens und Deutschland anhand einzelner signifikanter Werke, die vergleichend diskutiert werden sollen. Bezug genommen wird dabei auch auf neuere literaturgeschichtliche Darstellungen in Italien und Deutschland. Ausgehend vom postmodernen Historismus der 1980er-Jahre stehen Entwicklungen wie die literarische Erinnerungskultur, die Pulp- und Popliteratur der 90er-Jahre, Tendenzen minimalistischen und realistischen Erzählens, die Familien- und Generationenromane der 2000er-Jahre, das autobiographische Erzählen und die Migrationsthematik im Fokus. Literaturkritische Debatten, historischer Hintergrund und gesellschaftstheoretische und historische Analysen werden in der begleitenden Vorlesung vertiefend thematisiert, weshalb ein Besuch der Vorlesung für die Teilnehmer des Seminars empfohlen ist.

Literatur und Geschichte sind eng miteinander verbunden: insbesondere scheint eine der grundlegenden Funktionen und Möglichkeiten von Erzählliteratur die Bewahrung und Deutung von vergangenen Ereignissen, Epochen und Personen zu sein. Die Kategorien von imaginativer Fiktionalität einerseits und historischer Faktizität andererseits stehen dabei weniger in Konflikt miteinander; ihr Verhältnis ist vielmehr Ausdruck jener Deutungsprozesse. Dieses Verhältnis steht im Zentrum der Gattung des historischen Romans, die für die italienische Literatur nicht zuletzt in Gestalt von Alessandro Manzonis Promessi sposi bedeutsam geworden ist. 

Ist diese Gattung ein Kind des 19. Jahrhunderts und seines Erkenntnisoptimismus, so untersucht das Seminar die Beziehungen von Literatur und Geschichte anhand zweier beispielhafter Texte des 20. und 21. Jh., die sich jenseits dieser Gattung situieren, da ihnen der Zugriff auf Vergangenheit auf unterschiedliche Weise problematisch geworden ist: Tommaso Landolfis im 18. Jh. situierte Erzählung Ottavio di Saint-Vincent spannt sich auf zwischen Intertextualität und Spiel. Helena Janeczeks mit dem Premio Strega ausgezeichneter Roman La ragazza con la Leica ist eine kaleidoskopische Spurensuche nach dem Leben der 1937 im Spanischen Bürgerkrieg getöteten deutschen Fotografin Gerda Taro – der ersten Frau, die als Kriegsfotografin gearbeitet hat – und wirft aktuelle Fragen von Gender, Migration und Exil auf. So zielt das Seminar darauf, wichtige Tendenzen der Gegenwartsliteratur in einem größeren theoretischen und historischen Zusammenhang zu stellen.

Die Teilnehmerinnen und Teilnehmer werden gebeten, sich folgende preisgünstige Ausgaben anzuschaffen:

Tommaso Landolfi, Ottavio di Saint-Vincent (1958), Milano: Adelphi, 2000.

Helena Janeczek, La ragazza con la Leica, Milano: Guanda, 2017.

Das Seminar befasst sich systematisch und historisch mit dem Thema Literaturverfilmung. Eingangs beschäftigen wir uns mit einigen Beiträgen der "Adaptation Studies" und mit der Bedeutung von literarischen Vorlagen in der Entstehungsgeschichte des Films bis zum Ende der Stummfilmzeit. Der größte Teil des Seminars befasst sich mit filmhistorischen Beispielen in einer ebenso historischen wie systematischen Abfolge, wobei die Adaptation klassischer literarischer Texte unterschiedlicher Art vom 18. Jahrhundert über den Realismus bis zur Avantgarde im Zentrum steht.


Text, Film, Musik, Bild: Die italienische „Neoavanguardia“ in intermedialer Perspektive

Italien durchläuft um 1960 tiefgreifende Veränderungsprozesse – wirtschaftliche, soziale und politische. Einen solchen Veränderungsprozess auch auf dem Gebiet von Kultur und Literatur einzuleiten, ist erklärtes Ziel der Autoren, die unter der Bezeichnung „Neoavanguardia“ zusammengefasst werden: Ihnen gilt es, Italien zu „entprovinzialisieren“ und an die Entwicklungen der europäischen und internationalen Moderne anzuschließen. Als „novissimi“ und „gruppo 63“ – so ihre wechselnden Selbstbezeichnungen – experimentieren Schriftsteller wie Edoardo Sanguineti und Alberto Arbasino, flankiert von Theoretikern wie Luciano Anceschi und Umberto Eco, mit neuen Schreibweisen: In der Lyrik wird das Ich zurückgenommen, werden semantische und syntaktische Strukturen aufgebrochen; in der Narrativik das Modell des realistischen Romans verabschiedet und die literarische Mimesis von Wirklichkeit überhaupt problematisiert. Seltener beachtet wird dabei, dass die Autoren diese Schreibweisen entwickeln, indem sie sich auf andere Medien beziehen: auf Malerei, auf Musik, auf Film, aber auch auf Comics, und mitunter in direkter Zusammenarbeit mit bildenden Künstlern oder Komponisten. 

Das Seminar soll an paradigmatischen Texten auf zugängliche Weise sowohl in Lyrik, Drama und Narrativik als auch in die Theoriebildung der Neoavanguardia in dieser intermedialen Perspektive einführen.


Unter Moralistik versteht man eine Tradition philosophischer Schriften vor allem der frühneuzeitlichen Romania, die sich der erfahrungsorientierten und desillusionierenden Erkundung und Beschreibung der menschlichen Sitten und Verhaltensweisen, der mœurs oder mores, widmet. Sie geht hervor aus den höfischen Verhaltens- und Klugheitslehren der Renaissance und bedient sich nichtsystematischer literarischer Formen wie des Essays und des Aphorismus. Die Tradition hat erheblichen Einfluss auf die europäische Bildungslandschaft in Philosophie und Literatur ausgeübt. Bedeutende Autoren sind Baldessare Castiglione, Michel de Montaigne, Baltasar Graciàn oder François de la Rochefoucauld. Diese sollen in der begleitenden Vorlesung näher vorgestellt werden.

In Anlehnung an diese Tradition werden auch literarische Autoren insbesondere der Romania als Moralisten bezeichnet, die sich der Erkundung menschlicher Verhaltensweisen, Laster und Abgründe jenseits einer eindeutigen moralischen Bewertung und moralischer Didaxe widmen. Das Seminar wird sich zunächst mit frühneuzeitlichen Beispielen der philosophischen Moralistik, der Novellistik und der pikarischen Literatur befassen, um im Weiteren exemplarische Erzählungen der Moderne hinsichtlich ihrer auf das menschliche Verhalten bezogenen Darstellungsweisen und Perspektiven zu diskutieren. Behandelt werden soll ein breites Spektrum von Texten von Boccaccio bis Grimmelshausen, von Giovanni Verga und Guy de Maupassant bis Michel Houellebecq und Elena Ferrante.


Literatur- und Filmerzählungen sind in ihrer Narrativität vergleichbare Künste, die sehr unterschiedlichen medialen Voraussetzungen unterliegen. Während die Zeitlichkeit und die Darstellung zeitlicher Abläufe in vergleichbarer Weise mit narratologischen Konzepten der Literaturwissenschaft beschrieben werden können, ergeben sich für die Räumlichkeit von Literatur und Film und für ihre Darstellung von Räumen im Kontext eines zeitlich gerichteten Erzählens deutliche medienbedingte Unterschiede. In der vierstündigen Übung werden grundlegende theoretische Konzepte aus Literatur- und Filmwissenschaft vorgestellt, die Raum und Zeit oft eng aufeinander beziehen (wie prominent im Begriff des „Chronotopos“). Behandelt werden grundlegende raumtheoretische Modelle u.a. von Bachtin, Lotman, Foucault oder Deleuze. Diese werden ausführlich auf literarische und filmische Beispiele aus unterschiedlichen Epochen bezogen. Dabei kommen neben den medialen Differenzen auch Wechselwirkungen und wechselseitige Beeinflussungen bis hin zur Frage der ‚Verfilmung‘ literarischer Texte zur Sprache.


Sergio Leone ist einer der erfolgreichsten und einflussreichsten italienischen Filmregisseure des 20. Jahrhunderts. Im Unterschied zu den klassischen Filmemachern des italienischen Autorenkinos des sogenannten „Goldenen Zeitalters des italienischen Films“ in den 1950er- und 60er- Jahren wie Visconti, Fellini, Antonioni oder Pasolini hat er sich stets auf dem Boden des populären Genrefilms bewegt, so dass er eine Zwischenstellung zwischen Kunst- und Unterhaltungsfilm einnimmt. Dies erlaubt es, mit seinem Werk auch sozial- und institutionengeschichtliche Aspekte der Geschichte des italienischen Kinos in den Blick zu nehmen. Am bekanntesten wurde er als Begründer des italienischen Westernfilms, der sich in den 60er- und 70er-Jahren signifikant vom Hollywoodwestern, aber auch von den deutschen Karl May-Verfilmungen der Zeit unterscheidet. Er war allerdings als junger Regisseur ebenso an neorealistischen Klassikern des italienischen Kinos beteiligt wie an den Peplum-Filmen, den römischen Historienfilmen, die in den 50er-Jahren international die Kinosäle füllten. Der durchschlagende Erfolg seiner Dollar-Trilogie, die Clint Eastwood als Schauspieler bekannt machte und die Jugend der 60er-Jahre begeisterte, führte ihn nach Hollywood, wo er mit Once Upon a Time in the West (Spiel mir das Lied vom Tod) seinen berühmtesten Film drehte, der zugleich einen Abgesang auf das Genre darstellte. Als Produzent widmete er sich mit Erfolg ebenfalls dem in den 70er-Jahren beliebten Genre der Westernkomödie. Sein letztes großes Werk Once Upon a Time in America (Es war einmal in Amerika) mit Robert de Niro steht in der Tradition des amerikanischen Mafiafilms und bewegt sich kunstvoll in drei Zeitebenen von den 1930er-Jahren bis in die 80er-Jahre. In seiner Auseinandersetzung mit dem auch für Italien bedeutsamen Amerika-Mythos werden kulturelle Spezifika Italiens wie der Katholizismus, die Bedeutung der Thematiken von Vergänglichkeit und Tod, Liebe und Freundschaft, Männlichkeit zwischen Kraft und Intelligenz sowie ein im Kern pessimistisches Menschen- und Naturbild ablesbar, aber auch künstlerische Spezifika wie die große Bedeutung von Visualität und Musikalität, von Intermedialität, Metafiktion und Ironie, die die exemplarisch postmoderne Ästhetik seiner Filme entscheidend geprägt haben.


Tutorium zur Einführung in die italienische Linguistik


Die Renaissance in Italien ist ein Zeitalter des Dialogs – nicht nur im Sinne des Austauschs, sondern auch und vor allem im Sinne der literarischen Gattung, wie sie in der Antike von Plato, Cicero und Lukian begründet und geprägt worden ist: Es gibt kaum eine Frage, die zwischen 1400 und 1600 nicht in der literarischen Form eines Gesprächs zwischen zwei oder mehreren Personen behandelt worden wäre, erst auf Latein, dann, vor allem im Cinquecento, auch in der Volkssprache. Eine besonders interessante Gruppe unter diesen Texten bilden die sechs italienischsprachigen Dialoge Giordano Brunos, jenes exzentrischen, halb Europa durchwandernden Philosophen, der im Jahre 1600 von der Inquisition in Rom auf dem Scheiterhaufen verbrannt wurde – verurteilt wegen häretischer Positionen, von denen die Parteinahme für das kopernikanische, heliozentrische Weltbild und die Annahme unzähliger belebter Welten in einem unendlichen Universum die in den Augen der Inquisitoren noch vergleichsweise weniger verdammungswürdigen sind. 

Brunos Texte erscheinen als nicht weniger exzentrisch: Sie mischen den Dialog mit der Komödie, fügen ihm Gedichte und bildhafte Elemente ein, und ein Dialog erklärt sich selbst sogar für unvollständig, weil drei der vier Dialogsprecher einfach nicht mehr zum Gespräch erscheinen. Geschrieben zu einer Zeit, als die Dominanz dieser Gattung schon zu schwinden beginnt, scheinen Brunos Dialoge alle Möglichkeiten des Dialogs auszuspielen und zugleich zu übersteigen.

Anhand dieser Texte, mithin aus einer Position des Rückblicks und der Gattungsausweitung, bietet die Vorlesung eine Hinführung zu einem zentralen Bestandteil der italienischen Literatur der Renaissance, zu ihren Gattungsformen, ihren theoretischen Funktionen und ihren epistemologischen Voraussetzungen, von Baldassare Castiglione bis zu Torquato Tasso und Galileo Galilei.  

Als Prüfungsleistung für diejenigen Studierenden, deren Prüfungsordnung hier eine Modulteilprüfung oder ein Ein-Lehrveranstaltungs-Modul vorsieht, wird ein Portfolio verlangt. Damit ist eine knappe handschriftliche Mitschrift in deutscher, italienischer oder englischer Sprache gemeint, die die wesentlichen Zusammenhänge erfasst und anhand einer Sitzung Ihrer Wahl noch eine eigene Reflexion zu einem der Themen hinzubringt.

Studierende des Masters Italienstudien werden gebeten, einen Aspekt der Vorlesung in die Hausarbeit desjenigen Moduls einfließen zu lassen, für das sie diese Vorlesung gewählt haben.


Die Begleitvorlesung zum Masterseminar "Sergio Leone und der italienische Genrefilm" vermittelt Hintergrundwissen zur Geschichte des italienischen Genrefilms von der Stummfilmzeit bis in die 1980er-Jahre. Die italienische Filmindustrie hat eine besonders reichhaltige Tradition an publikumswirksamen Genrefilmen. In diesem Rahmen hat sich auch das Werk von Sergio Leone zentral bewegt. Behandelt werden die Genres des Peplum (Sandalenfilm), des Western, des Mafiafilms, der Filmkomödie und des Splatter- und Horrorfilms, an dem allerdings Sergio Leone keinen Anteil hatte. Diskutiert werden Voraussetzungen des Genrekinos sowie Grundmerkmale der einzelnen in Italien besonders populären Genres und ihrer künstlerisch anspruchsvolleren Adaptionen anhand ausgewählter Beispiele der italienischen Filmgeschichte.